E già…Italia si o Italia no? questo è il dilemma…

Mi sento costretta a farlo.Devo. Lo so che tutti ne parlano, ma anch’io avendo uno spazio pubblico a disposizione devo farlo: scrivere un post sulla condizione dei ricercatori italiani. Facendone parte e trovandomi all’estero mi sento, come dire, coinvolta.

Vi risparmierò tutto quello che avete già letto sui giornali o sentito in televisone, voglio solo rassicurarvi sul fatto che è tutto vero. E’ vero che persone iper qualificate che credono nella conoscienza e ogni giorno lavorano su malattie note o meno, sperimentano farmaci e tutto il resto, si proprio loro, guadagnano dagli 800 ai mille euro al mese. Non sto parlando di me, perchè non mi ritengo ancora così qualificata. Nella gran parte dei casi, a meno che mamma e papà non continuino a pagare affitti vacanze e cene fuori, sono costretti ad abbandonare la ricerca oppure fuggire all’estero nella speranza di una maggiore considerazione sociale ed economica. Anche noi che lavoriamo ogni giorno su quella strana cosa chiamata DNA che tanto affascina scrittori, registi ed è tema di conversazione dal parrucchiere, anche noi amiamo andare al mare, andare al cinema, magari proprio a vedere quegli stupidi film su affascinanti ricercatori di fichissimi laboratori americani. Sembra strano ma anche quei topi da laboratorio amano andare a cena fuori e persino permettersi un concerto jazz durante la settimana. Ci viene richiesto di laurearci col massimo dei voti, di vincere dottorati, di parlare due lingue, di studiare continuamente e di pubblicare al massimo ogni due anni dimenticando feste e impegni personali se necessario. Eppure in cambio non ci è dato nulla, non ci è dato uno stipendio adeguato, un contratto che ci riconosca malattie e straordinari. Mio padre mi ha spiegato cos’era la tredicesima ed io ho risposto “incredibile”. A volte a noi donne non è neanche concesso di essere in cinte perchè la maternità è sconosciuta in questo campo. Per questi motivi, a volte si preferisce andare all’estero. Divertente. Un mese..due mesi…anche un anno..magari tutta la vita…ma ad alcuni piacerebbe poter tornare…o meglio piacerebbe poter parlare di scelte e non di fughe.Curioso no?

2 Responses to “Italia si…Italia no…la terra dei cachi”

  1. babilonia Says:

    curioso? io direi deprimente, assurdo, inconcepibile. Chissà perchè mi vengono in mente tante persone e i loro stipendi…!


  2. volevo essere ironica, ma deprimente è l’aggettivo che in questo periodo rispecchia meglio il mio stato d’animo nei confronti della ricerca…non mi ci far pensare a quelle persone e a quegli stipendi…sono sempre quelle che per un problema qualunque di salute, vanno all’estero perchè in italia si fa poco ricerca..ma va va!!!


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